"Due giorni fa si è svolto il consiglio del Municipio 2 di Bari.
Tra le proposte in oggetto vi era la revoca della deliberazione del consiglio datata 23/02/2018, che prevedeva un progetto denominato "Preposizioni al femminile" con incontri da tenersi nei mesi di marzo, aprile e maggio 2018 presso l'Auditorium del Municipio.
Purtroppo, nell'ambito dell'organizzazione di tali eventi, sono sorte difficoltà di ordine amministrativo e gestionale che non hanno permesso l'inizio del progetto.
Durante il consiglio ho fatto presente che, nonostante le problematiche, è un vero dispiacere nell'interesse collettivo che il consiglio di Municipio abbia revocato un'iniziativa deliberata pochi mesi prima, tra l'altro all'unanimità dei presenti, nonostante la commissione cultura (della quale sono membro) abbia lavorato mesi e impegnato non poche giornate di commissioni consiliari. Ho concluso il mio intervento dicendo che rimango ogni volta sorpreso dal come, dopo giornate di lavoro utilizzate per un'iniziativa (che ritenevo sostanzialmente buona dal punto di vista social-culturale), non resti che una presa d’atto della revoca progettuale, che al di là delle responsabilità è l'ennesima opportunità mancata sia per la commissione cultura che per l'intero Municipio 2. Personalmente ritengo che il lavoro svolto finora dalla mia commissione di appartenenza sia assolutamente insufficiente e spero che un giorno anche i Municipi con un vero decentramento amministrativo possano diventare produttivi, cosa che sino ad ora non si accade, nonostante sia stato più volte chiesto dal Movimento 5 Stelle. Magari il vero decentramento sarà attuato dopo le prossime elezioni comunali, dando finalmente un senso ad un Municipio che avrebbe davvero molto da deliberare nell'interesse dei cittadini, ma che ora, senza adeguate risorse, ha ben poche possibilità di far del bene."
Claudio Carone, portavoce consigliere del Movimento 5 Stelle al Municipio 2 di Bari
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mercoledì 25 aprile 2018
venerdì 1 dicembre 2017
Ogni anno arriva il Natale
Che il Natale arrivi ogni anno è cosa risaputa a qualunque cittadino, ma forse non a quest'Amministrazione che anche in occasione di queste festività si riduce all’ultimo momento per pubblicare bandi, “regalandoci” l'ennesima prova di incompetenza. Ci viene difficile comprendere i criteri e le logiche con cui un assessorato alla cultura possa pensare di pubblicare un bando natalizio in extremis, a pochi giorni dalla data di inizio degli eventi da organizzare. Non ci è difficile capire le motivazioni, ma ci è facile immaginarle, per cui i termini di questa gara pubblica siano stati prorogati, dal 17 al 21 novembre. Di certo saranno d'accordo quelle associazioni culturali, di cui noi come Movimento 5 Stelle più volte abbiamo raccolto le lamentele, e che già in passato hanno chiesto all'assessore Maselli una maggiore attenzione ai bandi. Le lamentele non si limitano solo alle tempistiche, come anche agli indirizzi progettuali posti all'interno di questi bandi, e ai budget messi a disposizione. Ma i loro appelli si sono rivelati vani ! Davvero si può pensare che a questa giunta di maggioranza interessi la partecipazione delle associazioni e operatori dello spettacolo, per migliorare la qualità della proposta culturale che offre la nostra città? La risposta a questa domanda è la parola "Aspettare". E i (non) fatti spiegano il perché. Già 3 anni fa, lo stesso assessore Maselli appena insediato, in occasione dell'incontro "Aspettando Godot" da lui promosso con le associazioni del territorio, parlava di ascolto e di creare una rete di sinergie tra associazioni e istituzioni. Che dire, chi ha tempo aspetti! Di certo come le associazioni culturali quest'anno non hanno avuto tempo di formulare e organizzare un adeguato progetto da proporre per partecipare al bando, anche l'Assessore, forse per spirito di solidarietà, non avrà avuto altrettanto tempo neanche per leggerlo, come da lui stesso ammesso. Ha però definito questo bando un "successo", considerando che la domanda è aumentata del 100%, visto che a partecipare sono state ben due ditte, anziché una come si è verificato negli scorsi anni.
Analoga situazione si è verificata anche quest'anno al Municipio 2 che ha deliberato in ritardo le linee di indirizzo riguardanti la cultura e, in mancanza di opportune deleghe e fondi adeguati, con soli 6.300 euro offrirà eventi natalizi non rispondenti alle esigenze del territorio.
Si continua a non ascoltare le associazioni culturali così come avviene al Comune.
Il M5S aveva depositato nei vari municipi una proposta riguardante l'istituzione di una consulta delle associazioni culturali, per favorire la partecipazione, ma ad oggi tale proposta risulta inascoltata.
Analoga situazione si è verificata anche quest'anno al Municipio 2 che ha deliberato in ritardo le linee di indirizzo riguardanti la cultura e, in mancanza di opportune deleghe e fondi adeguati, con soli 6.300 euro offrirà eventi natalizi non rispondenti alle esigenze del territorio.
Si continua a non ascoltare le associazioni culturali così come avviene al Comune.
Il M5S aveva depositato nei vari municipi una proposta riguardante l'istituzione di una consulta delle associazioni culturali, per favorire la partecipazione, ma ad oggi tale proposta risulta inascoltata.
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venerdì 10 febbraio 2017
Municipio 2: Democrazia diretta e parola alle associazioni
Il
gruppo consiliare del Movimento 5 Stelle al Municipio 2 di Bari ha
proposto, nell'ambito dei lavori della Commissione Cultura, l'istituzione
della Consulta delle Associazioni.
Già prevista dall'Art. 77 del Regolamento sul decentramento amministrativo istitutivo dei Municipi, la Consulta è uno strumento di democrazia diretta e partecipata poiché saranno le associazioni ad esprimere considerazioni su come utilizzare i fondi a disposizione, elaborare progetti e idee migliorative per il territorio, sottoponendoli all'attenzione della Commissione.
Auspichiamo, attraverso la piena valorizzazione della Consulta, una nuova fase politica fatta di collaborazione e non più di chiusura.
Pronto anche il regolamento già proposto e deliberato al Municipio 4.
Già prevista dall'Art. 77 del Regolamento sul decentramento amministrativo istitutivo dei Municipi, la Consulta è uno strumento di democrazia diretta e partecipata poiché saranno le associazioni ad esprimere considerazioni su come utilizzare i fondi a disposizione, elaborare progetti e idee migliorative per il territorio, sottoponendoli all'attenzione della Commissione.
Auspichiamo, attraverso la piena valorizzazione della Consulta, una nuova fase politica fatta di collaborazione e non più di chiusura.
Pronto anche il regolamento già proposto e deliberato al Municipio 4.
I Portavoce Consiglieri M5S al Municipio2 di Bari
Claudio Carone ed Alessandra Simone
venerdì 15 luglio 2016
Democrazia Diretta, Parola alle Associazioni!
"In data 13/07/2016 ho richiesto al Presidente della Prima Commissione di invitare le associazioni del territorio in Commissione al fine di ricevere idee e proposte su come utilizzare gli 8.000 € per la Cultura e i 4.000 € per lo Sport destinati al Municipio 4.
La nostra scelta nasce dalla consapevolezza che chi maggiormente opera nel campo associativo è in grado di indicare alla politica quali tipi di proposte portare a bando e non viceversa. Non lo diciamo solo noi, ma anche le numerose pubblicazioni in tema di democrazia diretta nella gestione della cosa pubblica.
Un importante cambio di paradigma che permette a tutti, grandi o piccoli, di esprimere le proprie idee senza passare dalla mediazione "interessata".
Questo è lo
scopo della Consulta delle Associazioni, per la quale ci siamo
fortemente battuti, che verrà definitivamente attivata in tempi brevi
visto che il nuovo regolamento è stato realizzato e si attende solo
l'approvazione finale da parte del Consiglio del Municipio 4."
Portavoce M5S al Municipio4 di Bari
Vito Saliano
Portavoce M5S al Municipio4 di Bari
Vito Saliano
domenica 3 luglio 2016
Cambiare tutto per non cambiare nulla, NO GRAZIE!
In questi giorni i Municipi di Bari sono chiamati ad esprimere il proprio parere sul Regolamento Comunale per la concessione di contributi per attività culturali e di spettacolo.
Il Movimento Cinque Stelle boccia il regolamento, nello stupore dei ben noti "alzatori di mano telecomandati" della maggioranza, convinti che ci saremmo arresi alla loro "fuffa" mediatica. Ancora una volta il PD dimostra di non aver capito nulla del nostro modo di fare politica. Non ha capito che non ci accontentiamo dei "bignami" pubblicati dalla stampa compiacente e che noi le carte le leggiamo.
Il provvedimento si inquadra nel più ampio e generale disinteresse di questa amministrazione verso il decentramento amministrativo, già di recente denunciato al Prefetto, per il quale il M5S ha chiesto anche lo scioglimento del Consiglio Comunale.
Al Comune spetterebbe soltanto definire l’indirizzo politico (“totalmente assente” nel testo del regolamento proposto!), lasciando le linee guida di spesa ai Municipi nell'ambito della formazione del bilancio partecipato (attualmete inesistente). Nulla di tutto ciò. La maggioranza riserva per sé il borsellino con cui ungere le ruote di una macchina clientelare ben collaudata.
Per bocciare questo regolamento sarebbe bastato anche solo osservare che nel testo l'unico riferimento alla cultura, al suo valore sociale, al suo ruolo determinante per la crescita morale e intellettuale, lo troviamo SOLO ed ESCLUSIVAMENTE nelle parole “le attività culturali e di spettacolo dirette a perseguire fini di pubblico interesse"(art.1 comma 2). In un lessico burocratese aziendalistico, questo è tutto lo spazio che all'idea di cultura questa amministrazione ha riservato.
Ma anche il modo con cui si è giunti al regolamento merita una menzione negativa. Questo regolamento nasce da un tavolo di contrattazione con sindacati e con il Teatro Pubblico Pugliese, un tavolo dal quale sono stati esclusi gli artisti e le piccole aziende culturali che non si riconoscono nelle sigle sindacali né tanto meno nel Teatro Pubblico Pugliese, vero monopolista del settore, entrambi interlocutori accomunati dal fatto di essere poco credibili nell’individuazione di soluzioni di un problema del quale sono essi stessi la causa: il mancato sviluppo economico delle aziende e degli operatori culturali a Bari.
La sensazione che si ha leggendo il testo è che questo regolamento, anziché fissare criteri generali, individui specifici e noti soggetti che a quei fondi, potranno attingere. Insomma una specie di “abito su misura” da far indossare alle clientele elettorali a cui accennavamo prima.
Chi può vantare nel triennio un bilancio preventivo di “costi non inferiori a 300.000 euro”, “900 giornate lavorative” o “120 giornate recitative...” (Art.3, comma 9)? Meglio avrebbe fatto il regolamento a scrivere direttamente i nomi dei fortunati destinatari di quei fondi pubblici. Trattasi di condizioni che agevolano i soliti carrozzoni con apparati amministrativi sovradimensionati, buoni solo per “sistemare” parenti e amici, dove poi generalmente rimane assai poco per gli artisti, in tal modo costretti ad emigrare o a cambiare lavoro depauperando ancor di più il patrimonio culturale del nostro territorio.
Non bastasse questo, il regolamento definisce e quantifica nella misura dell’otto percento massimo la “modica quantità” di mance che la Giunta potrà “arbitrariamente” e direttamente assegnare con l'ipocrita formula del purché “coerenti con gli indirizzi di politica culturale dell’Amministrazione”, indirizzi ovviamente non specificati da nessuna parte. Nessuna indicazione, invece, sulla percentuale delle varie categorie (progetti annuali, triennali, start up, ecc).
Questa mancanza crea una totale confusione nelle aspettative degli operatori che non hanno idea di quanto, ad esempio, andrà ai progetti triennali a cui la maggior parte di loro non potrà ambire.
Specificata invece la possibilità di derogare anche “ai termini di presentazione”. Non si sa mai, gli amici sono fatti così: a volte si dimenticano di guardare il calendario.
In sostanza, un Regolamento lacunoso in tutto, ma inspiegabilmente preciso nel definire le spese di “comunicazione” che dovranno essere comprese tra il 10% e il 15%. Certo, questo potrebbe sembrare un tantino eccessivo in un territorio come il nostro, dove nemmeno la Fondazione Petruzzelli forse spende tanto, ma ricordatevi che anche giornali e televisioni locali devono campare. Anche i criteri di valutazione che favoriscono la capacità di far rete, piuttosto che la qualità della produzione artistica, non ci sono piaciute al pari di tanti altri aspetti "tecnici", quali la composizione della commissione aggiudicatrice e le modalità di scelta dei commissari. Ma la cosa che non possiamo tacere è l’istituzione di un “osservatorio” privo di poteri di controllo e d'indirizzo, contentino "pro forma" al bisogno di partecipazione, forse un contentino con il quale pensavano di comprarsi il nostro elettorato.
Illusi, continuate così che vi faremo vedere le stelle!
Movimento 5 Stelle Bari
mercoledì 3 settembre 2014
Intervento Conferenza Cultura – Elisabetta Pani
Intervento di Elisabetta Pani
VIDEO:
TESTO:
"La qualità e quantità dei servizi culturali e turistici della nostra città è carente, inadeguata, soprattutto rispetto alle potenzialità e aspettative, scoordinata e spesso purtroppo politicamente condizionata.
Da operatrice culturale e turistica
percepisco come scorretta a monte l'idea di dar vita a un evento che possa
analizzare contemporaneamente due aspetti così bisognosi di attenzioni particolareggiate
e individualizzate; oggi quindi parlerò di cultura, aspettandomi di poter
parlare, presto, di turismo, nell'ambito di un confronto specifico.
La cultura, infatti, non può essere
pensata a monte per soddisfare il turista, piuttosto può essere una
delle basi indispensabile per attrarre un turismo di qualità verso la
nostra città, ma un
turismo non del fine settimana,
superficiale e fugace, che si ferma 1-2 giorni, ma intelligente e preparato, più stanziale,
alla ricerca di esperienze culturali di qualità, che solo una cultura per la città e i suoi
cittadini potrà fornire.
I due nodi operativi fondamentali per
gli operatori culturali sono i luoghi
e i finanziamenti.
Chiediamo quindi riscontri precisi sul
Teatro Piccinni e sul Teatro Margherita, di cui si parla nelle linee
programmatiche in modo superficiale, in riferimento anche alla richiesta di
finanziamenti per la ristrutturazione fatta al Presidente del Consiglio tramite
il decreto "Sblocca Italia".
Ma Bari non ha solo Teatri storici da
ristrutturare, ha anche molti piccoli teatri chiusi per problemi di agibilità, da poter
riaprire con interventi di adeguamento che il Comune potrebbe aiutare a
intraprendere facilitando procedure burocratiche e concedendo piccoli
finanziamenti.
Molti cinema e teatri non hanno
chiuso negli ultimi anni per la tassa sugli immobili troppo alta ma, piuttosto,
per mancanza di autorizzazioni e
mancanza di pubblico, e quindi lo sconto minimo sull'IMU concesso a tali
immobili nell'ultimo Consiglio Comunale è una manovra che non servirà affatto alla
riapertura degli stessi. Gli immobili sedi di Teatri e cinema nella stragrande
maggioranza dei casi, non sono di proprietà degli operatori culturali che vi
operano…, quindi a
beneficiare di tale manovra non saranno gli operatori ma i proprietari.
Bari ha, inoltre, sale di pertinenza comunale, auditorium
all'interno delle sedi di alcuni Municipi, luoghi dei cittadini che con
investimenti non esorbitanti potrebbero diventare spazi per prove e per piccoli
spettacoli da mettere a disposizione delle numerosissime attività culturali
baresi. Aiutare l'apertura o riaperture di strutture vecchie e nuove, fornire gratuitamente a rotazione i luoghi
di proprietà comunale ad attività selezionate, sarebbe un contributo
importantissimo che in molti casi supererebbe l'importanza di un contributo
diretto in denaro, se si pensa che si va a suonare per esempio in sale
cinematografiche, hall di alberghi e altri luoghi non consoni.
Passiamo ai finanziamenti.
Ebbene, guardando l'ultima graduatoria
uscita per le attività culturali
baresi, si nota come ci sia una sorta di fossilizzazione dei finanziamenti
nella città di Bari,
come se a prendersi la fetta più grossa debbano essere sempre e per forza gli stessi per
una sorta di patto inscalfibile dal quale è impossibile venir fuori. Una nuova
entità che non
abbia decenni di pregresso o che non abbia una conoscenza diretta con la
politica si trova tagliata fuori dai grossi investimenti culturali.
Bisogna dire basta alla cultura
politicizzata e bisogna aprirsi a quelle
nuove realtà che spesso sono penalizzate dalla mancanza di un
pregresso.
Sarebbe opportuno che, finalmente, nella
individuazione delle entità da finanziare in modo diretto e/o indiretto, ci sia una
valutazione oggettiva da parte di commissioni di esperti non coinvolti da anni nelle attività culturali e politiche della Regione, esperti che possano
avere una visione oggettiva sia del pregresso, ma anche
delle proposte nuove e delle loro potenzialità per la crescita culturale di questa
città. Basta alla
cultura politicizzata.
Sarebbe importante aumentare la
possibilità di finanziamenti indiretti: fornire i
luoghi, concedere agevolazioni logistico/burocratiche, dare assistenza nel
reperire fondi europei, e, soprattutto, spingere l'incremento del pubblico,
rimborsando i biglietti a cittadini virtuosi. A cosa serve dare decine di
migliaia di euro a un evento visto da 30 persone? Bisogna finanziare la cultura
soprattutto riempiendo le sale e i teatri! I cittadini virtuosi che abbiano, ad
esempio, partecipato a un tot numero di spettacoli differenziati per genere
potrebbero avere diritto al rimborso dei biglietti da parte del comune oppure
ad agevolazioni di natura fiscale. In questo modo si aumenterebbe il pubblico
nelle sale e verrebbero premiati in automatico gli eventi qualitativamente più elevati
perché scelti da un
maggior numero di cittadini.
Ma come si può pensare di
riaprire e adeguare sale e teatri, di investire nella cultura, se si continua a
coprire i buchi di bilancio di una
Fondazione che dovrebbe cominciare a imparare a fare i conti e ad agire nei
modi improntati alla trasparenza e alla giusta concorrenza richiesti da tutte
le ultime normative a riguardo? Perché tutto il settore cultura della città e tutti i
cittadini baresi devono pagare gli errori compiuti in buona e cattiva fede da
un’amministrazione
su cui la procura ancora sta indagando per numerose segnalazioni di procedure
poco chiare e pulite?
Da operatrice del settore e da
rappresentante del M5S posso esprimere la profonda delusione provata dopo aver
conosciuto gli esiti del primo CdA della Fondazione Petruzzelli dopo l'elezione
del Sindaco Decaro. La figura del Sindaco come Presidente della Fondazione,
garante in prima persona per i cittadini del corretto funzionamento di questo
ente, è inserita
nello Statuto proprio per tutelare il patrimonio pubblico investito. Il fatto
che Michele Emiliano non abbia saputo svolgere la sua funzione non deve creare
il presupposto per delegare terzi a un ruolo così importante.
Noi vogliamo che il Sindaco Decaro
non si tiri indietro da questo compito, come ha dichiarato, ma che piuttosto
cerchi finalmente di fare chiarezza sulle circostanze che hanno portato negli
anni a numerosi buchi di bilancio, l'ultimo dei quali coperto dal Comune con
decisione autonoma del Sindaco.
Molti operatori culturali ritengono
che aver dato due milioni di euro alla fondazione senza aver mai consultato il Consiglio
Comunale in merito, e senza pretendere
delle risposte, non fosse davvero la cosa prioritaria in questo momento. Perché non
pretendere chiarezza, invece, per esempio, su alcuni regimi di monopolio
del tutto antieconomici perpetuati
dall'ente?
Leggendo le linee programmatiche che
il consiglio dovrà approvare il
prossimo 5 settembre si legge del brand nicolaiano da lanciare in tutto il
mondo, dei teatri piccini e kursaal che in futuro faranno rete virtuosa a
disposizione di nuove compagnie e operatori, come se già la
Fondazione Petruzzelli non fosse nata, come Fondazione Teatro Petruzzelli e
Teatri di Bari, avendo già in se l'idea
di un coordinamento tra teatri che però non si è mai voluto
attuare, perché le idee
belle sono facili da immaginare ma per attuarle bisogna fare i conti e costringere
tutti a farli per bene.
Quindi è bella l'idea di un coordinamento tra
teatri. Ma è vecchia se
non si mostra di aver cambiato atteggiamento di fronte ai soliti giochi di
potere che fino ad ora l’hanno resa
impossibile.
Non a caso nelle linee programmatiche
nulla si legge a proposito della
fondazione Petruzzelli, come se non fosse più dei baresi, come se il Consiglio
Comunale non abbia diritto di esprimersi riguardo le linee da seguire e nulla,
infine, si legge su ciò che da subito questa amministrazione vuole
fare per aiutare le compagnie e i piccoli teatri in difficoltà, per
aumentare il pubblico rendendolo protagonista del processo di rinascita della
cultura barese che non può più aspettare la
ristrutturazione, la ricostruzione, il coordinamento di nessun Teatro."
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giovedì 27 marzo 2014
Cultura, finalmente!
Cultura, finalmente! Sì,
finalmente. Perché nessuno parla più di cultura in questa città. E dire che
della cultura si sono fregiati in tanti politici, negli ultimi decenni, qui a
Bari! Perché, si sa, la “cultiura” faceva tanto figo averla nel carnet delle
attività di una amministrazione…
C’è stato chi l‘ha voluta
appariscente, fatta di una scansione di eventi uno più chiassoso e pacchiano
dell’altro e soprattutto da somministrare in dosi massicce, ma solo nelle feste
comandate (capodanno, estate, maggio barese e poco più) ; c’è stato chi se l’è
costruita a propria immagine e somiglianza e ha generato una serie di attività
improntate all’impegno, alla solidarietà, all’emancipazione sociale, il tutto
infarcito di cascami ideologici d’epoche ormai morte; c’è stato chi,
furbescamente, ha mischiato un po’ di una specie e un po’ dell’altra, in nome del
cerchiobottismo nazional-popolare, utile anche nel settore.
Infine c’è stato chi ha fatto
tabula rasa di tutto ciò che faticosamente e malgrado una sequela di assessori,
spesso incompetenti, ignoranti e soprattutto inetti, era riuscito a
sopravvivere negli ultimi decenni, rispondendo ad una richiesta effettiva di espressioni
artistiche le più diverse da parte dei cittadini.
D’altro canto, mentre a Bari, la
politica cercava di avvinghiarsi alle tradizionali fonti di “affari” certi, il
mondo andava avanti e trovava proprio nella cultura il motore per rinnovarsi
profondamente, anche in economia. Insomma si facevano musei importanti e la
gente viaggiava a milioni per andarli a visitare, si realizzavano allestimenti
lirici che guardavano un po’ più in là dell’ombelico del sovritendente e il
pubblico accorreva a riempire i teatri, si mettevano in scena spettacoli che
parlavano ad una sensibilità contemporanea e gli spettatori numerosi andavano
in solluchero e la fama di quelle opere superava i confini nazionali attirando
altri spettatori. Tutto questo in un panorama dove le nuove tecnologie
ingigantivano quei risultati e li trasformavano in successi per gli operatori
del settore e per tutti gli altri dei settori correlati (commercio, turismo, trasporti, pubblicità, etc.).
A Bari si sceglieva un’altra strada.
Invece di incrementare la produzione culturale, visto che in una recente
esperienza, uno degli assessori al ramo - dice il Sindaco Emiliano - aveva
trasformato l’assessorato alla cultura in uno strumento di evangelizzazione per
la sua parte politica, lo stesso sindaco
Emiliano, che pur lo aveva scelto per quel compito, decise che, nella nuova
legislatura, avrebbe fatto a meno di qualsiasi altro assessore, per evitare
altri deragliamenti ideologici, per non supportare con denaro pubblico qualcosa
come la cultura, che non deve avere condizionamenti e bla, bla, bla… e avrebbe
preso direttamente nelle sue salde mani le redini delle arti, trasformando Bari
nella “Capitale Europea della Cultura 2019”.
Intanto, per confermare queste
sue nobili intenzioni, spogliava
l’assessorato di via Argiro di qualsiasi funzione gestionale del settore, si
buttava a corpo morto sul Petruzzelli, schiacciandolo sotto il peso dei suoi
interessi, non musicali ma politici, si inorgogliva di una
autoreferenzialissima fondazione per l’arte contemporanea, portava
letteralmente alla fame l’intera categoria degli operatori culturali, chiudeva
a ripetizione i piccoli teatri, esiliava orchestre con una storia
pluridecennale… Insomma, avete presente un elefante in una cristalleria? Ecco:
Emiliano e il mondo della cultura! Cioè, non solo aveva regalato alla città un
assessore che faceva gli interessi del proprio partito (SEL, di cui Emiliano era
ed è ancora alleato!), ma negli anni successivi, la sua responsabilità la
faceva pagare ai cittadini operatori e ai cittadini punto e basta, privati di
quei necessari momenti di svago e di crescita, oltre che di una fonte di
guadagni.
Infatti, se non lavorano i
teatri, le associazioni, i musicisti, gli artisti in genere, insieme a loro non
lavorano i tecnici, i fornitori dei materiali, gli autotrasportatori, i
pubblicitari, i tipografi, gli addetti al web, i ristoratori, etc. etc.
Cosa si pretende dunque che
avesse dovuto fare Michele Emiliano? Dare soldi, come si era fatto fino ad
allora? Distogliere un po’ delle risorse destinate al Petruzzelli, per
assegnarle alle piccole compagini baresi? Cercare di assolvere al ruolo di
“Primo Cittadino”, quindi mostrare una particolare sensibilità nel sostenere i
piccoli teatri, in difficoltà nell’ adeguarsi alle norme sulla sicurezza?
Sì!... E no.
Soprattutto avrebbe dovuto avere
una politica culturale, una strategia per uscire dal pantano
dell’assistenzialismo, in particolar modo se a fini clientelari, intraprendere la strada
dello sviluppo imprenditoriale delle strutture, guardare alla produzione
creativa cittadina come ad una risorsa e non come ad un peso, capire che il
settore andava rinnovato e potenziato per dare una nuova prospettiva all’intera
città, per il suo riscatto economico e per rilanciare l’immagine di Bari a
livello internazionale! E soprattutto smetterla di fare roboanti promesse, come
ha fatto per 10 anni!
“Cultura, finalmente!” è allora
l’impegno che ci siamo presi noi, cittadini e attivisti del M5S, nel trovare soluzioni
di ampio respiro, nell’attuare una politica culturale che guardi non solo agli
operatori e ai loro interessi, ma anche e soprattutto ai cittadini e al loro
punto di vista.
Nei 7 punti del nostro programma
sulla Cultura, che noi 5 Stelle consideriamo una autentica locomotiva per le
attività produttive cittadine, si spazia dalla riapertura dei luoghi della
creatività alla funzione del futuro assessorato, dal ruolo delle associazioni
amatoriali a quello delle compagini dei professionisti, dal sostegno agli
spettatori a quello agli operatori, dall’inserimento dei giovani artisti nel
mercato del lavoro al censimento per conoscere ciò che vogliono i baresi dalla
cultura, e così via fino alla creazione di un grande polo museale di interesse
internazionale.
Bari merita una politica
culturale, che veda la creatività al centro del suo sviluppo. Prima che sia
troppo tardi, prima che il futuro sia già passato.
mercoledì 26 marzo 2014
Cultura, finalmente! - 28-03-2014
Il giorno 28 marzo alle ore 20.30 presso il Nuovo Teatro Abeliano si terrà la presentazione del programma sulle politiche culturali del MoVimento 5 Stelle Bari in vista delle elezioni amministrative 2014.
Il dibattito con i cittadini e gli operatori culturali di Bari vedrà la partecipazione del candidato sindaco Vincenzo Madetti, del candidato portavoce al Comune di Bari Mimmo Mongelli, del portavoce al Senato della Repubblica Lello Ciampolillo e di tutti i candidati coinvolti nella competizione elettorale.
L’evento sarà preceduto da una breve introduzione musicale che vedrà protagonisti il duo Paola Arnesano e Massimo Abrescia e l'ensemble formato da Amelia Milella e i Black and Blues.
Siete tutti invitati a partecipare, pubblicare e diffondere la notizia.
giovedì 17 ottobre 2013
Cultura, Bari è all'anno zero
Il 14 ottobre a Bari si è tenuto un incontro pubblico sui
temi delle politiche culturali in cui Michele Emiliano ha scelto come
interlocutore di riferimento la Fedac (Federazione delle Associazioni per la
Cultura), organizzazione sorta e cresciuta proprio all’ombra della gestione
“personalistica” della cultura cittadina da parte del sindaco. In un teatrale
gioco delle parti la Fedac ha denunciato lo stato di degrado in cui versa la
cultura a Bari e il sindaco ha creduto bene di riconoscere la funzione autorevole
e propositiva dell’associazione, fino addirittura ad ipotizzarne un ruolo come
fulcro di un rinnovato “assessorato alla Cultura”. La realtà è che il degrado
assoluto della cultura a Bari non è per niente casuale o frutto del fato
avverso. È il preciso risultato della politica di Michele Emiliano che
all’epoca in cui era presidente del Teatro Petruzzelli volle cancellare lo
stesso assessorato alla Cultura per poter destinare il 100% delle risorse alla
gestione del politeama cittadino. Tale scelta si è, in realtà, rivelata
fallimentare per la rinascita culturale della nostra città e fatto ancor più
grave che, anche dopo tale situazione, Emiliano ha continuato a ricoprire il
doppio incarico di sindaco-assessore, continuando tra l'altro ad utilizzare le risorse
economiche per la cultura senza alcun preciso progetto. L’uso scriteriato dei
già scarsi fondi ci ha consegnato una città con teatri chiusi o in agonia,
operatori e attività ultradecennali prostrate dall’incertezza del futuro,
circoscrizioni private anche della sola possibilità di ipotizzare attività
culturali decentrate. Dall’altra parte solo un mare di promesse spesso
velleitarie e mai mantenute. Ciò premesso, l’incontro del sindaco con la FEDAC,
sembra essere l'ennesima ricerca di consenso in vista delle prossime scadenze
elettorali. Tale modo di gestire la Res-Publica indubbiamente penalizza gli
operatori culturali che autonomamente si adoperano da decenni cercando di
affermare il loro diritto ad un’attività in condizioni di libertà di espressione
senza per'altro dover appartenere o dipendere da questo o quel “CIRCOLO
CULTURALE”. E' bene ricordare che i molti giovani artisti, il cui entusiasmo e
buona fede sono stati negli ultimi anni tanto spesso traditi, iniziano ad
essere insofferenti a tali dinamiche che, inevitabilmente, li porterebbe ad un
totale disimpegno nella creazioni di attività culturali nel nostro comune.
Il nostro appello alla cittadinanza è di pretendere una
democratica e partecipata programmazione e gestione delle politiche culturali
nell’interesse della città di Bari.
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