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mercoledì 25 aprile 2018

MUNICIPIO 2: prima delibera e poi REVOCA

"Due giorni fa si è svolto il consiglio del Municipio 2 di Bari.
Tra le proposte in oggetto vi era la revoca della deliberazione del consiglio datata 23/02/2018, che prevedeva un progetto denominato "Preposizioni al femminile" con incontri da tenersi nei mesi di marzo, aprile e maggio 2018 presso l'Auditorium del Municipio.
Purtroppo, nell'ambito dell'organizzazione di tali eventi, sono sorte difficoltà di ordine amministrativo e gestionale che non hanno permesso l'inizio del progetto.
Durante il consiglio ho fatto presente che, nonostante le problematiche, è un vero dispiacere nell'interesse collettivo che il consiglio di Municipio abbia revocato un'iniziativa deliberata pochi mesi prima, tra l'altro all'unanimità dei presenti, nonostante la commissione cultura (della quale sono membro) abbia lavorato mesi e impegnato non poche giornate di commissioni consiliari. Ho concluso il mio intervento dicendo che rimango ogni volta sorpreso dal come, dopo giornate di lavoro utilizzate per un'iniziativa (che ritenevo sostanzialmente buona dal punto di vista social-culturale), non resti che una presa d’atto della revoca progettuale, che al di là delle responsabilità è l'ennesima opportunità mancata sia per la commissione cultura che per l'intero Municipio 2. Personalmente ritengo che il lavoro svolto finora dalla mia commissione di appartenenza sia assolutamente insufficiente e spero che un giorno anche i Municipi con un vero decentramento amministrativo possano diventare produttivi, cosa che sino ad ora non si accade, nonostante sia stato più volte chiesto dal Movimento 5 Stelle. Magari il vero decentramento sarà attuato dopo le prossime elezioni comunali, dando finalmente un senso ad un Municipio che avrebbe davvero molto da deliberare nell'interesse dei cittadini, ma che ora, senza adeguate risorse, ha ben poche possibilità di far del bene."

Claudio Carone, portavoce consigliere del Movimento 5 Stelle al Municipio 2 di Bari

venerdì 1 dicembre 2017

Ogni anno arriva il Natale

Che il Natale arrivi ogni anno è cosa risaputa a qualunque cittadino, ma forse non a quest'Amministrazione che anche in occasione di queste festività si riduce all’ultimo momento per pubblicare bandi, “regalandoci” l'ennesima prova di incompetenza. Ci viene difficile comprendere i criteri e le logiche con cui un assessorato alla cultura possa pensare di pubblicare un bando natalizio in extremis, a pochi giorni dalla data di inizio degli eventi da organizzare. Non ci è difficile capire le motivazioni, ma ci è facile immaginarle, per cui i termini di questa gara pubblica siano stati prorogati, dal 17 al 21 novembre. Di certo saranno d'accordo quelle associazioni culturali, di cui noi come Movimento 5 Stelle più volte abbiamo raccolto le lamentele, e che già in passato hanno chiesto all'assessore Maselli una maggiore attenzione ai bandi. Le lamentele non si limitano solo alle tempistiche, come anche agli indirizzi progettuali posti all'interno di questi bandi, e ai budget messi a disposizione. Ma i loro appelli si sono rivelati vani ! Davvero si può pensare che a questa giunta di maggioranza interessi la partecipazione delle associazioni e operatori dello spettacolo, per migliorare la qualità della proposta culturale che offre la nostra città? La risposta a questa domanda è la parola "Aspettare". E i (non) fatti spiegano il perché. Già 3 anni fa, lo stesso assessore Maselli appena insediato, in occasione dell'incontro "Aspettando Godot" da lui promosso con le associazioni del territorio, parlava di ascolto e di creare una rete di sinergie tra associazioni e istituzioni. Che dire, chi ha tempo aspetti! Di certo come le associazioni culturali quest'anno non hanno avuto tempo di formulare e organizzare un adeguato progetto da proporre per partecipare al bando, anche l'Assessore, forse per spirito di solidarietà, non avrà avuto altrettanto tempo neanche per leggerlo, come da lui stesso ammesso. Ha però definito questo bando un "successo", considerando che la domanda è aumentata del 100%, visto che a partecipare sono state ben due ditte, anziché una come si è verificato negli scorsi anni.
Analoga situazione si è verificata anche quest'anno al Municipio 2 che ha deliberato in ritardo le linee di indirizzo riguardanti la cultura e, in mancanza di opportune deleghe e fondi adeguati, con soli 6.300 euro offrirà eventi natalizi non rispondenti alle esigenze del territorio.
Si continua a non ascoltare le associazioni culturali così come avviene al Comune.
Il M5S aveva depositato nei vari municipi una proposta riguardante l'istituzione di una consulta delle associazioni culturali, per favorire la partecipazione, ma ad oggi tale proposta risulta inascoltata.





venerdì 10 febbraio 2017

Municipio 2: Democrazia diretta e parola alle associazioni

Il gruppo consiliare del Movimento 5 Stelle al Municipio 2 di Bari ha proposto, nell'ambito dei lavori della Commissione Cultura, l'istituzione della Consulta delle Associazioni.
Già prevista dall'Art. 77 del Regolamento sul decentramento amministrativo istitutivo dei Municipi, la Consulta è uno strumento di democrazia diretta e partecipata poiché saranno le associazioni ad esprimere considerazioni su come utilizzare i fondi a disposizione, elaborare progetti e idee migliorative per il territorio, sottoponendoli all'attenzione della Commissione.
Auspichiamo, attraverso la piena valorizzazione della Consulta, una nuova fase politica fatta di collaborazione e non più di chiusura.
Pronto anche il regolamento già proposto e deliberato al Municipio 4.



I Portavoce Consiglieri M5S al Municipio2 di Bari
Claudio Carone ed Alessandra Simone




venerdì 15 luglio 2016

Democrazia Diretta, Parola alle Associazioni!


"In data 13/07/2016 ho richiesto al Presidente della Prima Commissione di invitare le associazioni del territorio in Commissione al fine di ricevere idee e proposte su come utilizzare gli 8.000 € per la Cultura e i 4.000 € per lo Sport destinati al Municipio 4.

La nostra scelta nasce dalla consapevolezza che chi maggiormente opera nel campo associativo è in grado di indicare alla politica quali tipi di proposte portare a bando e non viceversa. Non lo diciamo solo noi, ma anche le numerose pubblicazioni in tema di democrazia diretta nella gestione della cosa pubblica.
Un importante cambio di paradigma che permette a tutti, grandi o piccoli, di esprimere le proprie idee senza passare dalla mediazione "interessata".


Questo è lo scopo della Consulta delle Associazioni, per la quale ci siamo fortemente battuti, che verrà definitivamente attivata in tempi brevi visto che il nuovo regolamento è stato realizzato e si attende solo l'approvazione finale da parte del Consiglio del Municipio 4."

Portavoce ‪M5S‬ al ‪Municipio4‬ di Bari
Vito Saliano


domenica 3 luglio 2016

Cambiare tutto per non cambiare nulla, NO GRAZIE!


In questi giorni i Municipi di Bari sono chiamati ad esprimere il proprio parere sul Regolamento Comunale per la concessione di contributi per attività culturali e di spettacolo.

Il Movimento Cinque Stelle boccia il regolamento, nello stupore dei ben noti "alzatori di mano telecomandati" della maggioranza, convinti che ci saremmo arresi alla loro "fuffa" mediatica. Ancora una volta il PD dimostra di non aver capito nulla del nostro modo di fare politica. Non ha capito che non ci accontentiamo dei "bignami" pubblicati dalla stampa compiacente e che noi le carte le leggiamo.

Il provvedimento si inquadra nel più ampio e generale disinteresse di questa amministrazione verso il decentramento amministrativo, già di recente denunciato al Prefetto, per il quale il M5S ha chiesto anche lo scioglimento del Consiglio Comunale. 
Al Comune spetterebbe soltanto definire l’indirizzo politico (“totalmente assente” nel testo del regolamento proposto!), lasciando le linee guida di spesa ai Municipi nell'ambito della formazione del bilancio partecipato (attualmete inesistente). Nulla di tutto ciò. La maggioranza riserva per sé il borsellino con cui ungere le ruote di una macchina clientelare ben collaudata. 

Per bocciare questo regolamento sarebbe bastato anche solo osservare che nel testo l'unico riferimento alla cultura, al suo valore sociale, al suo ruolo determinante per la crescita morale e intellettuale, lo troviamo SOLO ed ESCLUSIVAMENTE nelle parole “le attività culturali e di spettacolo dirette a perseguire fini di pubblico interesse"(art.1 comma 2). In un lessico burocratese aziendalistico, questo è tutto lo spazio che all'idea di cultura questa amministrazione ha riservato.

Ma anche il modo con cui si è giunti al regolamento merita una menzione negativa. Questo regolamento nasce da un tavolo di contrattazione con sindacati e con il Teatro Pubblico Pugliese, un tavolo dal quale sono stati esclusi gli artisti e le piccole aziende culturali che non si riconoscono nelle sigle sindacali né tanto meno nel Teatro Pubblico Pugliese, vero monopolista del settore, entrambi interlocutori accomunati dal fatto di essere poco credibili nell’individuazione di soluzioni di un problema del quale sono essi stessi la causa: il mancato sviluppo economico delle aziende e degli operatori culturali a Bari. 
La sensazione che si ha leggendo il testo è che questo regolamento, anziché fissare criteri generali, individui specifici e noti soggetti che a quei fondi, potranno attingere. Insomma una specie di “abito su misura” da far indossare alle clientele elettorali a cui accennavamo prima.

Chi può vantare nel triennio un bilancio preventivo di “costi non inferiori a 300.000 euro”, “900 giornate lavorative” o “120 giornate recitative...” (Art.3, comma 9)? Meglio avrebbe fatto il regolamento a scrivere direttamente i nomi dei fortunati destinatari di quei fondi pubblici. Trattasi di condizioni che agevolano i soliti carrozzoni con apparati amministrativi sovradimensionati, buoni solo per “sistemare” parenti e amici, dove poi generalmente rimane assai poco per gli artisti, in tal modo costretti ad emigrare o a cambiare lavoro depauperando ancor di più il patrimonio culturale del nostro territorio. 
Non bastasse questo, il regolamento definisce e quantifica nella misura dell’otto percento massimo la “modica quantità” di mance che la Giunta potrà “arbitrariamente” e direttamente assegnare con l'ipocrita formula del purché “coerenti con gli indirizzi di politica culturale dell’Amministrazione”, indirizzi ovviamente non specificati da nessuna parte. Nessuna indicazione, invece, sulla percentuale delle varie categorie (progetti annuali, triennali, start up, ecc).
Questa mancanza crea una totale confusione nelle aspettative degli operatori che non hanno idea di quanto, ad esempio, andrà ai progetti triennali a cui la maggior parte di loro non potrà ambire.
Specificata invece la possibilità di derogare anche “ai termini di presentazione”. Non si sa mai, gli amici sono fatti così: a volte si dimenticano di guardare il calendario. 

In sostanza, un Regolamento lacunoso in tutto, ma inspiegabilmente preciso nel definire le spese di “comunicazione” che dovranno essere comprese tra il 10% e il 15%. Certo, questo potrebbe sembrare un tantino eccessivo in un territorio come il nostro, dove nemmeno la Fondazione Petruzzelli forse spende tanto, ma ricordatevi che anche giornali e televisioni locali devono campare. Anche i criteri di valutazione che favoriscono la capacità di far rete, piuttosto che la qualità della produzione artistica, non ci sono piaciute al pari di tanti altri aspetti "tecnici", quali la composizione della commissione aggiudicatrice e le modalità di scelta dei commissari. Ma la cosa che non possiamo tacere è l’istituzione di un “osservatorio” privo di poteri di controllo e d'indirizzo, contentino "pro forma" al bisogno di partecipazione, forse un contentino con il quale pensavano di comprarsi il nostro elettorato. 

Illusi, continuate così che vi faremo vedere le stelle!

Movimento 5 Stelle Bari



mercoledì 3 settembre 2014

Intervento Conferenza Cultura – Elisabetta Pani

Intervento di Elisabetta Pani

VIDEO: 


TESTO:

"La qualità e quantità dei servizi culturali e turistici della nostra città è carente, inadeguata, soprattutto rispetto alle potenzialità e aspettative, scoordinata e spesso purtroppo politicamente condizionata.
Da operatrice culturale e turistica percepisco come scorretta a monte l'idea di dar vita a un evento che possa analizzare contemporaneamente due aspetti così bisognosi di attenzioni particolareggiate e individualizzate; oggi quindi parlerò di cultura, aspettandomi di poter parlare, presto, di turismo, nell'ambito di un confronto specifico.
La cultura, infatti, non può essere pensata a monte per soddisfare il turista, piuttosto può essere una delle basi indispensabile per attrarre un turismo di qualità verso la nostra città, ma un turismo non del fine settimana, superficiale e fugace, che si ferma 1-2 giorni, ma intelligente e preparato, più stanziale, alla ricerca di esperienze culturali di qualità, che solo una cultura per la città e i suoi cittadini potrà fornire.
I due nodi operativi fondamentali per gli operatori culturali sono i luoghi e i finanziamenti.
Chiediamo quindi riscontri precisi sul Teatro Piccinni e sul Teatro Margherita, di cui si parla nelle linee programmatiche in modo superficiale, in riferimento anche alla richiesta di finanziamenti per la ristrutturazione fatta al Presidente del Consiglio tramite il decreto "Sblocca Italia".
Ma Bari non ha solo Teatri storici da ristrutturare, ha anche molti piccoli teatri chiusi per problemi di agibilità, da poter riaprire con interventi di adeguamento che il Comune potrebbe aiutare a intraprendere facilitando procedure burocratiche e concedendo piccoli finanziamenti.
Molti cinema e teatri non hanno chiuso negli ultimi anni per la tassa sugli immobili troppo alta ma, piuttosto, per mancanza di autorizzazioni e mancanza di pubblico, e quindi lo sconto minimo sull'IMU concesso a tali immobili nell'ultimo Consiglio Comunale è una manovra che non servirà affatto alla riapertura degli stessi. Gli immobili sedi di Teatri e cinema nella stragrande maggioranza dei casi, non sono di proprietà degli operatori culturali che vi operano…, quindi a beneficiare di tale manovra non saranno gli operatori ma i proprietari.
Bari ha, inoltre, sale di pertinenza comunale, auditorium all'interno delle sedi di alcuni Municipi, luoghi dei cittadini che con investimenti non esorbitanti potrebbero diventare spazi per prove e per piccoli spettacoli da mettere a disposizione delle numerosissime attività culturali baresi. Aiutare l'apertura o riaperture di strutture vecchie e nuove, fornire gratuitamente a rotazione i luoghi di proprietà comunale ad attività selezionate, sarebbe un contributo importantissimo che in molti casi supererebbe l'importanza di un contributo diretto in denaro, se si pensa che si va a suonare per esempio in sale cinematografiche, hall di alberghi e altri luoghi non consoni.
Passiamo ai finanziamenti.
Ebbene, guardando l'ultima graduatoria uscita per le attività culturali baresi, si nota come ci sia una sorta di fossilizzazione dei finanziamenti nella città di Bari, come se a prendersi la fetta più grossa debbano essere sempre e per forza gli stessi per una sorta di patto inscalfibile dal quale è impossibile venir fuori. Una nuova entità che non abbia decenni di pregresso o che non abbia una conoscenza diretta con la politica si trova tagliata fuori dai grossi investimenti culturali.
Bisogna dire basta alla cultura politicizzata e bisogna aprirsi a quelle nuove realtà che spesso sono penalizzate dalla mancanza di un pregresso.
Sarebbe opportuno che, finalmente, nella individuazione delle entità da finanziare in modo diretto e/o indiretto, ci sia una valutazione oggettiva da parte di commissioni di esperti non coinvolti da anni nelle attività culturali e politiche della Regione, esperti che possano avere una visione oggettiva sia del pregresso, ma anche delle proposte nuove e delle loro potenzialità per la crescita culturale di questa città. Basta alla cultura politicizzata.
Sarebbe importante aumentare la possibilità di finanziamenti indiretti: fornire i luoghi, concedere agevolazioni logistico/burocratiche, dare assistenza nel reperire fondi europei, e, soprattutto, spingere l'incremento del pubblico, rimborsando i biglietti a cittadini virtuosi. A cosa serve dare decine di migliaia di euro a un evento visto da 30 persone? Bisogna finanziare la cultura soprattutto riempiendo le sale e i teatri! I cittadini virtuosi che abbiano, ad esempio, partecipato a un tot numero di spettacoli differenziati per genere potrebbero avere diritto al rimborso dei biglietti da parte del comune oppure ad agevolazioni di natura fiscale. In questo modo si aumenterebbe il pubblico nelle sale e verrebbero premiati in automatico gli eventi qualitativamente più elevati perché scelti da un maggior numero di cittadini.
Ma come si può pensare di riaprire e adeguare sale e teatri, di investire nella cultura, se si continua a coprire i buchi di bilancio di una Fondazione che dovrebbe cominciare a imparare a fare i conti e ad agire nei modi improntati alla trasparenza e alla giusta concorrenza richiesti da tutte le ultime normative a riguardo? Perché tutto il settore cultura della città e tutti i cittadini baresi devono pagare gli errori compiuti in buona e cattiva fede da un’amministrazione su cui la procura ancora sta indagando per numerose segnalazioni di procedure poco chiare e pulite?
Da operatrice del settore e da rappresentante del M5S posso esprimere la profonda delusione provata dopo aver conosciuto gli esiti del primo CdA della Fondazione Petruzzelli dopo l'elezione del Sindaco Decaro. La figura del Sindaco come Presidente della Fondazione, garante in prima persona per i cittadini del corretto funzionamento di questo ente, è inserita nello Statuto proprio per tutelare il patrimonio pubblico investito. Il fatto che Michele Emiliano non abbia saputo svolgere la sua funzione non deve creare il presupposto per delegare terzi a un ruolo così importante.
Noi vogliamo che il Sindaco Decaro non si tiri indietro da questo compito, come ha dichiarato, ma che piuttosto cerchi finalmente di fare chiarezza sulle circostanze che hanno portato negli anni a numerosi buchi di bilancio, l'ultimo dei quali coperto dal Comune con decisione autonoma del Sindaco.
Molti operatori culturali ritengono che aver dato due milioni di euro alla fondazione senza aver mai consultato il Consiglio Comunale in merito, e senza pretendere delle risposte, non fosse davvero la cosa prioritaria in questo momento. Perché non pretendere chiarezza, invece, per esempio, su alcuni regimi di monopolio del  tutto antieconomici perpetuati dall'ente?
Leggendo le linee programmatiche che il consiglio dovrà approvare il prossimo 5 settembre si legge del brand nicolaiano da lanciare in tutto il mondo, dei teatri piccini e kursaal che in futuro faranno rete virtuosa a disposizione di nuove compagnie e operatori, come se già la Fondazione Petruzzelli non fosse nata, come Fondazione Teatro Petruzzelli e Teatri di Bari, avendo già in se l'idea di un coordinamento tra teatri che però non si è mai voluto attuare, perché le idee belle sono facili da immaginare ma per attuarle bisogna fare i conti e costringere tutti a farli per bene.
Quindi è bella l'idea di un coordinamento tra teatri. Ma è vecchia se non si mostra di aver cambiato atteggiamento di fronte ai soliti giochi di potere che fino ad ora l’hanno resa impossibile.
Non a caso nelle linee programmatiche nulla si legge a proposito della fondazione Petruzzelli, come se non fosse più dei baresi, come se il Consiglio Comunale non abbia diritto di esprimersi riguardo le linee da seguire e nulla, infine, si legge su ciò che da subito questa amministrazione vuole fare per aiutare le compagnie e i piccoli teatri in difficoltà, per aumentare il pubblico rendendolo protagonista del processo di rinascita della cultura barese che non può più aspettare la ristrutturazione, la ricostruzione, il coordinamento di nessun Teatro."





giovedì 27 marzo 2014

Cultura, finalmente!

Cultura, finalmente! Sì, finalmente. Perché nessuno parla più di cultura in questa città. E dire che della cultura si sono fregiati in tanti politici, negli ultimi decenni, qui a Bari! Perché, si sa, la “cultiura” faceva tanto figo averla nel carnet delle attività di una amministrazione…  
C’è stato chi l‘ha voluta appariscente, fatta di una scansione di eventi uno più chiassoso e pacchiano dell’altro e soprattutto da somministrare in dosi massicce, ma solo nelle feste comandate (capodanno, estate, maggio barese e poco più) ; c’è stato chi se l’è costruita a propria immagine e somiglianza e ha generato una serie di attività improntate all’impegno, alla solidarietà, all’emancipazione sociale, il tutto infarcito di cascami ideologici d’epoche ormai morte; c’è stato chi, furbescamente, ha mischiato un po’ di una specie e un po’ dell’altra, in nome del cerchiobottismo nazional-popolare, utile anche nel settore.
Infine c’è stato chi ha fatto tabula rasa di tutto ciò che faticosamente e malgrado una sequela di assessori, spesso incompetenti, ignoranti e soprattutto inetti, era riuscito a sopravvivere negli ultimi decenni, rispondendo ad una richiesta effettiva di espressioni artistiche le più diverse da parte dei cittadini.
D’altro canto, mentre a Bari, la politica cercava di avvinghiarsi alle tradizionali fonti di “affari” certi, il mondo andava avanti e trovava proprio nella cultura il motore per rinnovarsi profondamente, anche in economia. Insomma si facevano musei importanti e la gente viaggiava a milioni per andarli a visitare, si realizzavano allestimenti lirici che guardavano un po’ più in là dell’ombelico del sovritendente e il pubblico accorreva a riempire i teatri, si mettevano in scena spettacoli che parlavano ad una sensibilità contemporanea e gli spettatori numerosi andavano in solluchero e la fama di quelle opere superava i confini nazionali attirando altri spettatori. Tutto questo in un panorama dove le nuove tecnologie ingigantivano quei risultati e li trasformavano in successi per gli operatori del settore e per tutti gli altri dei settori correlati (commercio, turismo,  trasporti, pubblicità, etc.).
A Bari si sceglieva un’altra strada. Invece di incrementare la produzione culturale, visto che in una recente esperienza, uno degli assessori al ramo - dice il Sindaco Emiliano - aveva trasformato l’assessorato alla cultura in uno strumento di evangelizzazione per la sua parte politica,  lo stesso sindaco Emiliano, che pur lo aveva scelto per quel compito, decise che, nella nuova legislatura, avrebbe fatto a meno di qualsiasi altro assessore, per evitare altri deragliamenti ideologici, per non supportare con denaro pubblico qualcosa come la cultura, che non deve avere condizionamenti e bla, bla, bla… e avrebbe preso direttamente nelle sue salde mani le redini delle arti, trasformando Bari nella “Capitale Europea della Cultura 2019”. 
Intanto, per confermare queste sue nobili intenzioni,  spogliava l’assessorato di via Argiro di qualsiasi funzione gestionale del settore, si buttava a corpo morto sul Petruzzelli, schiacciandolo sotto il peso dei suoi interessi, non musicali ma politici, si inorgogliva di una autoreferenzialissima fondazione per l’arte contemporanea, portava letteralmente alla fame l’intera categoria degli operatori culturali, chiudeva a ripetizione i piccoli teatri, esiliava orchestre con una storia pluridecennale… Insomma, avete presente un elefante in una cristalleria? Ecco: Emiliano e il mondo della cultura! Cioè, non solo aveva regalato alla città un assessore che faceva gli interessi del proprio partito (SEL, di cui Emiliano era ed è ancora alleato!), ma negli anni successivi, la sua responsabilità la faceva pagare ai cittadini operatori e ai cittadini punto e basta, privati di quei necessari momenti di svago e di crescita, oltre che di una fonte di guadagni.
Infatti, se non lavorano i teatri, le associazioni, i musicisti, gli artisti in genere, insieme a loro non lavorano i tecnici, i fornitori dei materiali, gli autotrasportatori, i pubblicitari, i tipografi, gli addetti al web, i ristoratori, etc. etc.  
Cosa si pretende dunque che avesse dovuto fare Michele Emiliano? Dare soldi, come si era fatto fino ad allora? Distogliere un po’ delle risorse destinate al Petruzzelli, per assegnarle alle piccole compagini baresi? Cercare di assolvere al ruolo di “Primo Cittadino”, quindi mostrare una particolare sensibilità nel sostenere i piccoli teatri, in difficoltà nell’ adeguarsi alle norme sulla sicurezza? Sì!... E no.
Soprattutto avrebbe dovuto avere una politica culturale, una strategia per uscire dal pantano dell’assistenzialismo, in particolar modo se a fini clientelari, intraprendere la strada dello sviluppo imprenditoriale delle strutture, guardare alla produzione creativa cittadina come ad una risorsa e non come ad un peso, capire che il settore andava rinnovato e potenziato per dare una nuova prospettiva all’intera città, per il suo riscatto economico e per rilanciare l’immagine di Bari a livello internazionale! E soprattutto smetterla di fare roboanti promesse, come ha fatto per 10 anni!  
“Cultura, finalmente!” è allora l’impegno che ci siamo presi noi, cittadini e attivisti del M5S, nel trovare soluzioni di ampio respiro, nell’attuare una politica culturale che guardi non solo agli operatori e ai loro interessi, ma anche e soprattutto ai cittadini e al loro punto di vista.  
Nei 7 punti del nostro programma sulla Cultura, che noi 5 Stelle consideriamo una autentica locomotiva per le attività produttive cittadine, si spazia dalla riapertura dei luoghi della creatività alla funzione del futuro assessorato, dal ruolo delle associazioni amatoriali a quello delle compagini dei professionisti, dal sostegno agli spettatori a quello agli operatori, dall’inserimento dei giovani artisti nel mercato del lavoro al censimento per conoscere ciò che vogliono i baresi dalla cultura, e così via fino alla creazione di un grande polo museale di interesse internazionale.
Bari merita una politica culturale, che veda la creatività al centro del suo sviluppo. Prima che sia troppo tardi, prima che il futuro sia già passato.

MOVIMENTO 5 STELLE - BARI    

mercoledì 26 marzo 2014

Cultura, finalmente! - 28-03-2014


Il giorno 28 marzo alle ore 20.30 presso il Nuovo Teatro Abeliano si terrà la presentazione del programma sulle politiche culturali del MoVimento 5 Stelle Bari in vista delle elezioni amministrative 2014.

Il dibattito con i cittadini e gli operatori culturali di Bari vedrà la partecipazione del candidato sindaco Vincenzo Madetti, del candidato portavoce al Comune di Bari Mimmo Mongelli, del portavoce al Senato della Repubblica Lello Ciampolillo e di tutti i candidati coinvolti nella competizione elettorale.

L’evento sarà preceduto da una breve introduzione musicale che vedrà protagonisti il duo Paola Arnesano e Massimo Abrescia e l'ensemble formato da Amelia Milella e i Black and Blues.

Siete tutti invitati a partecipare, pubblicare e diffondere la notizia.



giovedì 17 ottobre 2013

Cultura, Bari è all'anno zero

Il 14 ottobre a Bari si è tenuto un incontro pubblico sui temi delle politiche culturali in cui Michele Emiliano ha scelto come interlocutore di riferimento la Fedac (Federazione delle Associazioni per la Cultura), organizzazione sorta e cresciuta proprio all’ombra della gestione “personalistica” della cultura cittadina da parte del sindaco. In un teatrale gioco delle parti la Fedac ha denunciato lo stato di degrado in cui versa la cultura a Bari e il sindaco ha creduto bene di riconoscere la funzione autorevole e propositiva dell’associazione, fino addirittura ad ipotizzarne un ruolo come fulcro di un rinnovato “assessorato alla Cultura”. La realtà è che il degrado assoluto della cultura a Bari non è per niente casuale o frutto del fato avverso. È il preciso risultato della politica di Michele Emiliano che all’epoca in cui era presidente del Teatro Petruzzelli volle cancellare lo stesso assessorato alla Cultura per poter destinare il 100% delle risorse alla gestione del politeama cittadino. Tale scelta si è, in realtà, rivelata fallimentare per la rinascita culturale della nostra città e fatto ancor più grave che, anche dopo tale situazione, Emiliano ha continuato a ricoprire il doppio incarico di sindaco-assessore, continuando tra l'altro ad utilizzare le risorse economiche per la cultura senza alcun preciso progetto. L’uso scriteriato dei già scarsi fondi ci ha consegnato una città con teatri chiusi o in agonia, operatori e attività ultradecennali prostrate dall’incertezza del futuro, circoscrizioni private anche della sola possibilità di ipotizzare attività culturali decentrate. Dall’altra parte solo un mare di promesse spesso velleitarie e mai mantenute. Ciò premesso, l’incontro del sindaco con la FEDAC, sembra essere l'ennesima ricerca di consenso in vista delle prossime scadenze elettorali. Tale modo di gestire la Res-Publica indubbiamente penalizza gli operatori culturali che autonomamente si adoperano da decenni cercando di affermare il loro diritto ad un’attività in condizioni di libertà di espressione senza per'altro dover appartenere o dipendere da questo o quel “CIRCOLO CULTURALE”. E' bene ricordare che i molti giovani artisti, il cui entusiasmo e buona fede sono stati negli ultimi anni tanto spesso traditi, iniziano ad essere insofferenti a tali dinamiche che, inevitabilmente, li porterebbe ad un totale disimpegno nella creazioni di attività culturali nel nostro comune.

Il nostro appello alla cittadinanza è di pretendere una democratica e partecipata programmazione e gestione delle politiche culturali nell’interesse della città di Bari.