giovedì 7 agosto 2014

RIANIMAZIONE POLICLINICO BARI: NUOVO REPARTO, VECCHIE ABITUDINI!

L'avvenuto potenziamento del nuovo reparto di rianimazione, presso il Policlinico di Bari, con i suoi sedici posti letto in più, è certamente avvenimento positivo e meritevole di lode. Decisamente meno lodevoli appaiono i comportamenti tenuti da qualche operatore del reparto. Comportamenti del tutto irrispettosi delle  più essenziali  norme igienico-sanitarie.

Infermieri e medici visti circolare liberamente da un edificio all'altro indossando invariabilmente le stesse coperture igieniche atte a garantire la protezione dei pazienti dai batteri all'interno delle camere sterili. Deleteria abitudine questa, sistematicamente perpetrata sotto gli occhi stupiti e allarmati dei visitatori e, quel che è più grave, sotto l’indifferenza dei responsabili.

Ecco cosa scrive sul suo profilo Facebook Alessia Catacchio, nipote di un paziente lì ricoverato per 4 mesi:


Mio zio non ce l’ha fatta. E’ Morto a causa di un infezione polmonare sopraggiunta dopo il ricovero. Era lì in seguito ad un ictus ma è stata l’infezione a portarcelo via” - denuncia successivamente - “Per non pensare al fatto, ancora più doloroso, che è venuto a mancare in solitudine, senza la mano di un parente vicino a causa delle restrizioni ospedaliere.” 

Un problema questo più volte sottolineato dai familiari dei pazienti.

Infatti le regole ospedaliere permettono la visita di una sola persona per appena un’ora al giorno, fatto che, statisticamente, non permette la vicinanza nel momento del trapasso nemmeno nei casi più estremi.
Per ragioni sconosciute, addirittura non è permesso suddividere tale ora, costringendo ad esempio un figlio a lasciare il posto al fratello, nella speranza di poter rimandare la visita al giorno successivo.

Detto ciò, e con l’augurio che tutti i casi del reparto rianimazione si possano risolvere nel migliore dei modi, ci sentiamo di fare una preghiera al Direttore, Professore Francesco Bruni, affinchè sia in tal senso più flessibile, ricordandogli che almeno per i casi più gravi umano sarebbe “non morire soli, ma condividere la propria morte con chi si è condiviso la vita, inserire la morte in uno scambio d’amore che lo sottrae a quello scenario angosciante caratterizzato dall’estraneità” – (Umberto Galimberti)

Gli Attivisti del MoVimento 5 Stelle di Bari



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